mercoledì 4 luglio 2012

PORFIDO L'IMMORTALE

Rifacimento marciapiede sul lato della casa.
Le verghe di ferro servono per ancorare il marciapiede evitando che nel tempo si stacchi e rompa come il precedente.
Demolizione piazzuola in semplice cemento grezzo.
E già che ci siamo anche dell'entrata.
Eccola! La terra, la solita terra di queste zone che già avevo mostrato e che tutti chiamano BOMBA.
Quattro metri cubi di sabbia da getto per fare il fondo.
Si, giusto per cominciare...
Quattro ore dopo...
Battuti i livelli ecco il fondo, sul quale andremo poi ad aggiungere il resto.
Gettato con sabbia e cemento il marciapiede, abbiamo fissato usando della colla per esterni queste piastre 50 x 50 con sassolini.
Non il massimo ma riprendevano la terrazza retro già esistente.
Mescolando della sabbia mezzana lucida a quella rossa per intonaco si crea la composta adatta alla posa del porfido, raggiungendo la quota definitiva.
Altro giro altro regalo.
Quattro metri cubi di sabbia mista.
E via...
Ecco la malta, e il porfido che va steso e lavato e che che andrà composto come una sorta di puzzle ma senza il vantaggio degli incastri.

Il porfido è una pietra straordinaria.
Ideale per esterni.
Difficile e costosa da posare, ma con effetti di durata incredibili!
Oggi quindi in tempi in cui tutto DEVE durare un tempo ben limitato, non è amatissimo.
Invece io lo adoro.
La piazzuola è quasi terminata.

Ecco l'effetto bagnato.
Ora rimane da colmare le fughe con una miscela di cemento acqua e sabbia fine, molto liquida che va filtrata per togliere qualunque residuo e poi versata nelle fughe con attenzione per non sporcare tutto.
Una volta che si rapprende il giusto, il grosso viene rimosso con la cazzuola e con la punta si liscia portando a filo.
Piena la fuga e indurita quanto basta, con una verghetta ripiegata si tracciano segni all'interno e a incrociare.

Piazzuola.











Entrata.
Questa me l'ero persa.
Dettaglio delle fughe.
Come si vede si rapprende in fretta complice il forte sole.
E' fondamentale intervenire al momento opportuno, nè prima nè dopo.








BATTITO D'ALI DI UN COLIBRI'

Tra le molte cose che detesto dell'umanità ho un particolare disagio verso l'ingratitudine e la memoria breve.

BRUTTE BUGIE

Come accidenti è quel detto?
Meglio una bella verità, no meglio una brutta verità che una bella bugia?

I detti alle volte sono belli, alle volte anche la loro saggezza si ferma di fronte al complicato e libero mondo dei sentimenti e delle irragionevoli ragioni.

Capita che sia meglio una brutta bugia, a nascondere una bella verità!
Capita per amore e nell'amore.


CARO



Ho fatto un giro in giro tra le religioni.
Ma quanto siamo fortunati?
Quando ti ricapita di poter commettere i peggiori peccati esistenti e ogni tanto, con una semplice confessione, ripulirti addirittura l'anima?
Considera che anche il pentimento può essere relativo, infondo se a redimerti è uno che si auto-candida a sostituire Dio senza il minimo imbarazzo e ne assume con disinvolta sfacciataggine i poteri.
Beh già così, al confronto, mi sento meno schifoso.



Ma Dio?
Accidenti con Dio è dura avere le idee chiare...



Forse alla fine Dio esiste.
Chi altri potrebbe averci donato tutto il coraggio che occorre per vivere.
Per vivere nonostante gli errori che commettiamo e che commettono gli altri.

Dio mi parla continuamente! E' in tutte le cose che non voglio ascoltare.
In tutte le cose che ho davanti ma mi ostino a non voler guardare.
Se stai con gli occhi aperti, vedi.
Sembra la più evidente e stupida delle cose da dire. Ma non lo è.

martedì 3 luglio 2012

FORMULA PER LA QUASI FELICITA'

Formula per la quasi felicità.
X01

x = numero considerevole di conoscenti e persone occasionali con cui interagire ( mai troppo ).
0 = amici. Assolutamente da evitare.
1 = unico e solo grande amore. Distante. Impossibile. Immortale.

SERVIZIO PER STUDIO APERTO


Forse è per questo che in tutti i telegiornale dell'universo intervistano ottantenni sulle panchine che nessuno obbliga a stare lì, o giovani perditempo con i piedi a mollo nelle fontane a fare un cazzo mangiando gelati.
Tutto pur di evitare l'opinione di quelli che sotto al sole ci lavorano davvero! ahahahahaa
E direi che hanno ragione :)


P.s. L'accento bresciano è stato volutamente accentuato e anche il linguaggio scurrile, per dare più   consistenza ai rassicuranti stereotipi.

sabato 30 giugno 2012

CHI E' DENTRO E' DENTRO

Sono stanco.
Stanco di tutto quello che mi circonda. O forse solo di me. Che poi è uguale.
Stanco di mio papà che ha una sola visione delle cose e non accetta ne esistano altre.
Stanco di me che ho almeno un milione di visioni per la stessa cosa.
Stanco di mio cugino. Che da quando viene a darci una mano e a prendersi la nostra è un inferno.
Stanco di me che non dovrebbe importarmi, che dovrei fregarmene se per la smania di fare un lavoro lascia un campo di battaglia.
Stanco per tutto il mio modo che va a puttane.
La cura e l'attenzione, il rispetto per la casa e le persone che la abitano. Tutto contestato, tutto ritenuto inutile e senza resa, a fronte della velocità. Della presunta concretezza.
Stanco di essere gentile, di dire una volta due volte tre volte le cose.
Stanco di avere la voce sottile e il sorriso e di ricevere l'arroganza dei torti, il silenzio del menefreghismo, il ripetersi degli stessi medesimi gesti come se nulla fosse.
E le facce! Oh cazzo, Dio solo sa quanto sono stanco delle facce. E delle mascherine.
Stanco di farmi insegnare dagli altri, di ricevere suggerimenti sui miei problemi da risolvere.
Stanco di chi è convinto d'aver sconfitto ogni male e si crede di poter venire a risolvere i tuoi.
Potresti cominciare pulendo quello che sporchi! Portando a termine una cosa dall'inizio alla fine. Potresti cominciare portandomi il rispetto che io ti porto.
E i miei problemi non cambierebbero un cazzo! Ma almeno non dovrei buttare ogni settimana dell'attrezzatura...
Stanco.
Stanco di andare sempre e solo in salita.
Stanco delle borse mare e delle infradito degli altri.
Stanco del rumore dell'acqua delle piscine a ogni tuffo. A rompere il silenzio delle due di pomeriggio.
Stanco della pelle che si taglia tra la polvere del cemento e il sudore, e delle abrasioni sull'anima.
Stanco della gente che mi chiama fortunato, e pure di quella che mi dice poverino e poi mi chiede un favore.
Stanco di guardare dritto e davanti quanto mi alzo e riassetto la schiena, perchè il mio davanti è uguale al dietro.


Caronte: io sarò uno scandalo sulla tua barca.
Mentre le altre ombre pregheranno, gemeranno o piangeranno,
E sotto il tuo sguardo da sinistro patriarca
Timide e tristi, sottovoce, supplicheranno,

Io andrò come un’allodola cantando lungo il fiume
E inonderò la tua barca col mio profumo selvaggio,
E illuminerò le onde dell’oscuro ruscello
Come una lanterna azzurra che illumini il cammino.

Per quanto tu non voglia, per quanti sinistri lampi
Mi lancino tuoi occhi, maestri di terrore,
Caronte, io sulla tua barca sarò come uno scandalo.

Ed esausta d’ombra, di coraggio e di freddo,
Quando vorrai lasciarmi sulla riva del fiume
Saranno le tue braccia a depormi come conquista di vandalo.

Pablo Neruda


Caronte infuocato invece si diverte con me.
Io mi illudo che almeno mi consideri, che mi veda come un temibile ostacolo al suo dominio di deserto nelle stade.
Mi strattona come un foglio di carta sottile, mentre io mi sento così pesante...
Temo che nemmeno mi noti, che la sua violenza sia normalità e io del tutto insignificante al suo sguardo che brucia.

Stanco.
Stanco di non essere visto. Per quello che c'è da vedere.

Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori.