Fanculo gli eremiti... e affini.
E' facile l'armonia con l'umanità se non la frequenti.
La vera esperienza estrema è stare con la gente.
E viverci accanto senza lanciafiamme!
giovedì 5 aprile 2012
mercoledì 4 aprile 2012
LA MIA CREATURA
Questo è tutto quel che avevamo nel nostro capannone.
Un piccolo soppalco troppo alto e non utilizzabile.
In pessime condizioni.
I traslochi sono sempre un delirio.
Veduta del capannone dal soppalco privo di ripari di sicurezza.
Dopo aver abbassato il soppalco esistente, abbiamo deciso di allungarlo, inserendo putrelle di sostegno.
E visto che le ali non le vendono... abbiamo costruito una bella scala.
Legni e assito.
Si cominciano a sfruttare gli spazi.
E a inventarli! Scansie in ferro saldate e assemblate.
PAM PAM PAM
Ma quando si comincia... poi ci si prende gusto!
C'è ancora una buona porzione di cielo da poter sfruttare.
Porzione di lato del nuovo soppalco.
E ogni cosa comincia a trovare il suo posto.
Ripari di sicurezza.
Nuova prospettiva.
Prima...
...Dopo
E' stato un gran bel lavoro, e tutto va per il meglio.
Nessun problema!
Beh... qualche problema infondo c'è sempre :)
In principio il caos.
Poi il MIO CAOS ORGANIZZATO.
Creazione scomparti per sabbia intonaco, sabbia mezzena e materiale di scarto.
E' stato un lungo e faticoso inverno, con un febbraio "speciale", per fortuna non soffro il freddo. Più o meno...
Ma il peggio è passato e non ci resta che guardare avanti :)
Un piccolo soppalco troppo alto e non utilizzabile.
In pessime condizioni.
I traslochi sono sempre un delirio.
Veduta del capannone dal soppalco privo di ripari di sicurezza.
Dopo aver abbassato il soppalco esistente, abbiamo deciso di allungarlo, inserendo putrelle di sostegno.
E visto che le ali non le vendono... abbiamo costruito una bella scala.
Legni e assito.
Si cominciano a sfruttare gli spazi.
E a inventarli! Scansie in ferro saldate e assemblate.
PAM PAM PAM
Ma quando si comincia... poi ci si prende gusto!
C'è ancora una buona porzione di cielo da poter sfruttare.
Porzione di lato del nuovo soppalco.
E ogni cosa comincia a trovare il suo posto.
Ripari di sicurezza.
Nuova prospettiva.
Prima...
...Dopo
E' stato un gran bel lavoro, e tutto va per il meglio.
Nessun problema!
Beh... qualche problema infondo c'è sempre :)
In principio il caos.
Poi il MIO CAOS ORGANIZZATO.
Creazione scomparti per sabbia intonaco, sabbia mezzena e materiale di scarto.
E' stato un lungo e faticoso inverno, con un febbraio "speciale", per fortuna non soffro il freddo. Più o meno...
Ma il peggio è passato e non ci resta che guardare avanti :)
SONO?
Sono il bianco invero del cielo
prima che sia tempesta.
Sono il vento che fischia tra i canneti.
Sono acqua cheta che aggira le rocce.
Sono il lupo che fugge al richiamo del branco.
Sono il sospiro trattenuto nell’attesa.
Sono i dieci secondi che passano tra quando ti schiacci le palle e inizia il dolore.
Sono il primo fiocco di neve che cade d'inverno.
Sono la sintesi di mille uomini sbagliati e imperfetti, non ritenendomi nemmeno un uomo.
Sono il formicolio nelle labbra, l’istante eterno in cui esse si fermano prima che nasca un bacio.
Sono il serpente piumato e l’altro volto... quello feroce di un condor spietato.
Sono il vento che fischia tra i canneti.
Sono acqua cheta che aggira le rocce.
Sono il lupo che fugge al richiamo del branco.
Sono il sospiro trattenuto nell’attesa.
Sono i dieci secondi che passano tra quando ti schiacci le palle e inizia il dolore.
Sono il primo fiocco di neve che cade d'inverno.
Sono la sintesi di mille uomini sbagliati e imperfetti, non ritenendomi nemmeno un uomo.
Sono il formicolio nelle labbra, l’istante eterno in cui esse si fermano prima che nasca un bacio.
Sono il serpente piumato e l’altro volto... quello feroce di un condor spietato.
Sono una puttana pentita ma che continua a darla via.
Sono l'anima di un colibrì a cui vengono tenute ferme le ali.
Sono il canto delle sirene di Ulisse, il veleno incolore nel calice di nettare
buono.
Sono il porto meno sicuro dove attraccare.
L’isola più impervia e misteriosa dove si possa naufragare.
E se sarai abbastanza furbo sfiderai a braccia il mare aperto pur di non restare.
Sono l’inquieto.
Sono l’ultimo.
Sono un angelo cattivo che teme di guardare in viso Dio.
Sono il porto meno sicuro dove attraccare.
L’isola più impervia e misteriosa dove si possa naufragare.
E se sarai abbastanza furbo sfiderai a braccia il mare aperto pur di non restare.
Sono l’inquieto.
Sono l’ultimo.
Sono un angelo cattivo che teme di guardare in viso Dio.
Cammino per universi e spazi
infiniti.
Sono colui che raccoglie i frammenti di un cuore ammalato, di altri cuori ammalati.
Per consolare, condividere. Ma davvero?
Sono il goffo tentativo di lenire dei peccati e perdonare sè stesso.
Sono un’ombra anche quando manca il sole.
Sono colui che raccoglie i frammenti di un cuore ammalato, di altri cuori ammalati.
Per consolare, condividere. Ma davvero?
Sono il goffo tentativo di lenire dei peccati e perdonare sè stesso.
Sono un’ombra anche quando manca il sole.
Sono tutto quello che pensi di me, anche se non lo sono.
Ma se passi di qui nel tuo silenzio o nella tua indifferenza, e non comprendi o ignori la mia e la tua solitudine, allora le mie parole sono vuote- e svaniscono.
Ma se passi di qui nel tuo silenzio o nella tua indifferenza, e non comprendi o ignori la mia e la tua solitudine, allora le mie parole sono vuote- e svaniscono.
E non esisto.
martedì 3 aprile 2012
LE NANO TEORIE
E se fossimo tutti morti?!
E questo fosse quello che chiamiamo purgatorio?!
Con sprazzi di paradiso e molto inferno.
Si nasce con un pianto disperato... tipico del dolore, della paura e del distacco.
Si muore spesso con un sospiro... tipico del solievo.
Che sia una questione di nomi assegnati male?
Quella che consideriamo morte in molti casi arriva per la persona interessata, come la fine di una grande sofferenza.
Così il dolore muta immediato in coloro che restano.
Che sia una questione di prospettive inaccettabili?
E questo fosse quello che chiamiamo purgatorio?!
Con sprazzi di paradiso e molto inferno.
Si nasce con un pianto disperato... tipico del dolore, della paura e del distacco.
Si muore spesso con un sospiro... tipico del solievo.
Che sia una questione di nomi assegnati male?
Quella che consideriamo morte in molti casi arriva per la persona interessata, come la fine di una grande sofferenza.
Così il dolore muta immediato in coloro che restano.
Che sia una questione di prospettive inaccettabili?
OMBRE
Oggi grande confusione.
Vorrei essere muto.
Vorrei cancellare ogni parola che ho pronunciato o scritto da quando sono nato.
Sono un maschio ALFA con un tutù rosa.
Vorrei essere muto.
Vorrei cancellare ogni parola che ho pronunciato o scritto da quando sono nato.
Sono un maschio ALFA con un tutù rosa.
domenica 1 aprile 2012
SI PARTE DALL'ISOLA... MA TENETEVI FORTE
L'altra mattina ho scritto a una mia carissima amica: "l'isola dei famosi sta per finire, mi mancherà tanto. Anche se adesso non mi piace più perché assomiglia troppo alla realtà".
Lei mi ha risposto con una domanda bellissima, come fa sempre. Mi ha chiesto a quale dei partecipanti mi sentissi più vicino come moto- sentito, non a chi avrei voluto assomigliare.
Le ho risposto la verità, che a conti fatti non mi vedo in nessuno di loro, ma in un mostruoso misto pisto di tutti.
L'isola è un inesauribile fonte di dinamiche, una continua lezione di sociologia da cui ricavare spunti su spunti.
Io me la godo la mattina alle 06.15 mentre faccio colazione con 300ml di albumi, un uovo sodo e a giorni alterni 50 grammi di carboidrati ( fette biscottate in genere).
Gli spettatori sono pericolosi: guardano e ragionano (poco) sempre nell'ottica del gioco, sentendosi facilmente traditi e delusi da comportamenti spesso umani e poco eroici, che invece adoriamo vedere nella televisione per sentirci rassicurati.
Mentre credo che i partecipanti siano stremati in un'altalena di sensazioni tra finzione- gioco- realtà- telecamere che ne mette in discussione e crisi anche le certezze più radicate, figlie della pancia piena.
La cosa che più mi spaventa e non riesco a guardare, sono le tremende abbuffate in tre minuti.
Quelle mi fanno stare male, per come vivo e concepisco il cibo e per come lo temo.
Sono sincero, non credo che sull'isola saprei resistere più di un pomeriggio intero.
La mia alimentazione è fatta si di sacrifici grandi, ma nei gusti nei sapori nel piacere. Ma non certo nelle quantità visto che più o meno mangio un chilogrammo di pollo al giorno distibuito su tre pasti e tre spuntini.
Non ho dubbi che modelle, vallette o figure affini siano da un punto di vista fisico le più preparate in assoluto a gestire condizioni così estreme e di privazione.
La fame cambia le persone, le trasforma.
In condizioni normali io sono sempre dalla parte dei più deboli, dei diversi, degli emarginati non perché sia un paladino della giustizia ma semplicemente perché mi sento uno di loro.
Più c'è accanimento, più mi schiero.
Se penso all'isola come a un gioco, mi verrebbe da farmi in quattro per sostenere persone come ad esempio Malgioglio.
Ma la verità cruda è che se fossi naufrago su un'isola probabilmente dopo due giorni lo ammazzerei per mangiarlo.
Si accidenti... la fame cambia le persone fino alla radice.Ne mette a nudo la bestialità.
In questi giorni purtroppo è venuto a mancare Tonino Guerra.
Ho letto per caso (quanto amo il caso) una frase che mi ha colpito come un pugno allo stomaco, in cui diceva di avere avuto grandi momenti di contentezza nella sua vita, ma uno che ricordava con particolare gioa era quando dopo essere stato liberato da un campo di concentramento in Germania, vide per la prima volta una farfalla senza avere desiderio di mangiarla.
Da quando ero bambino il cibo è sempre stato un problema e mai un piacere, ricordo ancora con stanchezza le innumerevoli volte che mia mamma mi chiedeva cosa avrei gradito per il pranzo o la cena, disposta a tutto per accontentarmi e vedermi mangiare.
Anche crescendo le cose non migliorarono molto, nella mia adolescenza si costruiva il me stesso più estremo, alienato e fuori gioco e il pasto e l'invito al pasto non erano che altre occasioni di discussione e frustrazione.
Non so quante "feste comandate" tra parenti ho trascorso in camera mia, ma a quell'età è facile, gli adulti hanno poca memoria e ti archiviano con una comoda e in parte vera, etichetta di stronzo.
I miei genitori hanno sempre relazionato la salute e lo stare bene, con il buon appetito e la pancia piena.
Un figlio che mangia di lena non ha problemi!
Non ho davvero ragione di biasimarli. Loro sono nati e cresciuti in famiglie poverissime, dove il cibo è mancato spesso fisicamente e in modo traumatico. Istintivamente hanno associato l'amore con la disponibilità di pappa di ogni sorta, in qualunque cassetto, ad ogni ora, per le esigenze più diverse.
Non era mai una questione di equilibrio, di colori, di varietà di elementi, ma di presenza.
Mio papà viveva in campagna in una di quelle famiglie allargate di fratelli e moglie e cugini.
Ben due volte fu ricoverato per denutrizione in sanatorio e quando racconta che andavano a rubare il "pastone" di scarti fatto per ingrassare i maiali poco prima di ucciderli, lo fa con un sorriso vero che non mi so spiegare mentre a me viene un gran magone.
Mia mamma invece, che aveva quattro fratelli di cui era la più piccola, mi ha raccontato tante volte di come mia nonna non avendo nulla da mettere in tavola spesso facesse finta di dimenticarsi che era ora di pranzo.
Per lei è stato qualcosa di doloroso che ha lasciato segni di cui io ho avuto coscienza solo molti anni dopo.
Oggi i mei occhi, le cose che ho imparato, mi mostrano un passato con cui misurarmi onestamente e se non posso salvare chi ho tanto amato, non voglio comunque limitarmi a piangere e dispiacermi, ma fare tutto quello che posso per aiutare nel mio piccolo le persone che incontro. Non perdendo mai l'occasione per gridare a gran voce o con un filo soltanto quando serve. Allarmando in particolare i genitori di queste nuove generazioni di bambini all'ingrasso. Perché purtroppo pare essere il solo modo di ricevere un minimo d'attenzione tra molto molto troppo stupore.
Nel mio faticoso viaggio a ritroso rivedo mia nonna nel cortile con altre signore, in anni migliori di piccole pensioni che però permettono la bottega del paese.
Donne dai mariti assenti, dai figli ormai grandi, dall'aria di chi si sente che il peggio è passato.
Io piccolissimo tra le gambe di un tavolo allestito alla meglio per una merenda, le voci le chiacchiere gli scherzi.
Un clima di festa tra salame uova pastarelle e vino. Un atto di bulimia collettivo e protetto ripetuto all'infinito e bardato da un bel fiocco rosso.
Poi mia mamma, l'amore mio...
L'alzarsi silenzioso a testa bassa dal tavolo.
Io che le corro dietro, la porta del bagno che si chiude con la chiave.
Il rumore soffocato per quel che è possibile.
- "Mamma stai bene?"
- "Si amore, ma vai di là".
Abbastanza grande da sapere che non andava bene, troppo piccolo per sapere cosa, troppo sveglio per non soffrirne e non dirne per evitare un senso di colpa ancora più forte.
Il tempo e l'età hanno fatto bene a entrambi, tra alti e bassi, tra diete e volontà risultati buoni e meno buoni tengo stretta mia madre e la osservo come non ho mai smesso di fare.
Quanto a me sono grato allo sport, all'adolescente off che non si piaceva e per sopportarsi di più ha deciso di andare un giorno in palestra... un giorno di questi... diciannove anni fa.
Non è un lieto fine, non è una favola con il suo bel vissero tutti felici e contenti.
Il mio modo di vivere e pensare e mangiare resta particolare e non è detto che sia in assoluto quello sano e giusto e perfetto.
Ma tengo gli occhi bene aperti, continuo a conoscere me stesso le mie possibilità e i limiti che di volta in volta sposto più in là.
Godo di tutto il bene degli sgarri, delle nuove cose che imparo, degli errori che commetto.
E se c'è una cosa soltanto che vorrei davvero rimanesse da questo mio lungo e temo dispersivo racconto, è l'invito ad ascoltare il nostro corpo che ci parla e parla sincero, per poi riuscire a parlare con chi ci ama e ci vuole aiutare.
Grazie.
Lei mi ha risposto con una domanda bellissima, come fa sempre. Mi ha chiesto a quale dei partecipanti mi sentissi più vicino come moto- sentito, non a chi avrei voluto assomigliare.
Le ho risposto la verità, che a conti fatti non mi vedo in nessuno di loro, ma in un mostruoso misto pisto di tutti.
L'isola è un inesauribile fonte di dinamiche, una continua lezione di sociologia da cui ricavare spunti su spunti.
Io me la godo la mattina alle 06.15 mentre faccio colazione con 300ml di albumi, un uovo sodo e a giorni alterni 50 grammi di carboidrati ( fette biscottate in genere).
Gli spettatori sono pericolosi: guardano e ragionano (poco) sempre nell'ottica del gioco, sentendosi facilmente traditi e delusi da comportamenti spesso umani e poco eroici, che invece adoriamo vedere nella televisione per sentirci rassicurati.
Mentre credo che i partecipanti siano stremati in un'altalena di sensazioni tra finzione- gioco- realtà- telecamere che ne mette in discussione e crisi anche le certezze più radicate, figlie della pancia piena.
La cosa che più mi spaventa e non riesco a guardare, sono le tremende abbuffate in tre minuti.
Quelle mi fanno stare male, per come vivo e concepisco il cibo e per come lo temo.
Sono sincero, non credo che sull'isola saprei resistere più di un pomeriggio intero.
La mia alimentazione è fatta si di sacrifici grandi, ma nei gusti nei sapori nel piacere. Ma non certo nelle quantità visto che più o meno mangio un chilogrammo di pollo al giorno distibuito su tre pasti e tre spuntini.
Non ho dubbi che modelle, vallette o figure affini siano da un punto di vista fisico le più preparate in assoluto a gestire condizioni così estreme e di privazione.
La fame cambia le persone, le trasforma.
In condizioni normali io sono sempre dalla parte dei più deboli, dei diversi, degli emarginati non perché sia un paladino della giustizia ma semplicemente perché mi sento uno di loro.
Più c'è accanimento, più mi schiero.
Se penso all'isola come a un gioco, mi verrebbe da farmi in quattro per sostenere persone come ad esempio Malgioglio.
Ma la verità cruda è che se fossi naufrago su un'isola probabilmente dopo due giorni lo ammazzerei per mangiarlo.
Si accidenti... la fame cambia le persone fino alla radice.Ne mette a nudo la bestialità.
In questi giorni purtroppo è venuto a mancare Tonino Guerra.
Ho letto per caso (quanto amo il caso) una frase che mi ha colpito come un pugno allo stomaco, in cui diceva di avere avuto grandi momenti di contentezza nella sua vita, ma uno che ricordava con particolare gioa era quando dopo essere stato liberato da un campo di concentramento in Germania, vide per la prima volta una farfalla senza avere desiderio di mangiarla.
Da quando ero bambino il cibo è sempre stato un problema e mai un piacere, ricordo ancora con stanchezza le innumerevoli volte che mia mamma mi chiedeva cosa avrei gradito per il pranzo o la cena, disposta a tutto per accontentarmi e vedermi mangiare.
Anche crescendo le cose non migliorarono molto, nella mia adolescenza si costruiva il me stesso più estremo, alienato e fuori gioco e il pasto e l'invito al pasto non erano che altre occasioni di discussione e frustrazione.
Non so quante "feste comandate" tra parenti ho trascorso in camera mia, ma a quell'età è facile, gli adulti hanno poca memoria e ti archiviano con una comoda e in parte vera, etichetta di stronzo.
I miei genitori hanno sempre relazionato la salute e lo stare bene, con il buon appetito e la pancia piena.
Un figlio che mangia di lena non ha problemi!
Non ho davvero ragione di biasimarli. Loro sono nati e cresciuti in famiglie poverissime, dove il cibo è mancato spesso fisicamente e in modo traumatico. Istintivamente hanno associato l'amore con la disponibilità di pappa di ogni sorta, in qualunque cassetto, ad ogni ora, per le esigenze più diverse.
Non era mai una questione di equilibrio, di colori, di varietà di elementi, ma di presenza.
Mio papà viveva in campagna in una di quelle famiglie allargate di fratelli e moglie e cugini.
Ben due volte fu ricoverato per denutrizione in sanatorio e quando racconta che andavano a rubare il "pastone" di scarti fatto per ingrassare i maiali poco prima di ucciderli, lo fa con un sorriso vero che non mi so spiegare mentre a me viene un gran magone.
Mia mamma invece, che aveva quattro fratelli di cui era la più piccola, mi ha raccontato tante volte di come mia nonna non avendo nulla da mettere in tavola spesso facesse finta di dimenticarsi che era ora di pranzo.
Per lei è stato qualcosa di doloroso che ha lasciato segni di cui io ho avuto coscienza solo molti anni dopo.
Oggi i mei occhi, le cose che ho imparato, mi mostrano un passato con cui misurarmi onestamente e se non posso salvare chi ho tanto amato, non voglio comunque limitarmi a piangere e dispiacermi, ma fare tutto quello che posso per aiutare nel mio piccolo le persone che incontro. Non perdendo mai l'occasione per gridare a gran voce o con un filo soltanto quando serve. Allarmando in particolare i genitori di queste nuove generazioni di bambini all'ingrasso. Perché purtroppo pare essere il solo modo di ricevere un minimo d'attenzione tra molto molto troppo stupore.
Nel mio faticoso viaggio a ritroso rivedo mia nonna nel cortile con altre signore, in anni migliori di piccole pensioni che però permettono la bottega del paese.
Donne dai mariti assenti, dai figli ormai grandi, dall'aria di chi si sente che il peggio è passato.
Io piccolissimo tra le gambe di un tavolo allestito alla meglio per una merenda, le voci le chiacchiere gli scherzi.
Un clima di festa tra salame uova pastarelle e vino. Un atto di bulimia collettivo e protetto ripetuto all'infinito e bardato da un bel fiocco rosso.
Poi mia mamma, l'amore mio...
L'alzarsi silenzioso a testa bassa dal tavolo.
Io che le corro dietro, la porta del bagno che si chiude con la chiave.
Il rumore soffocato per quel che è possibile.
- "Mamma stai bene?"
- "Si amore, ma vai di là".
Abbastanza grande da sapere che non andava bene, troppo piccolo per sapere cosa, troppo sveglio per non soffrirne e non dirne per evitare un senso di colpa ancora più forte.
Il tempo e l'età hanno fatto bene a entrambi, tra alti e bassi, tra diete e volontà risultati buoni e meno buoni tengo stretta mia madre e la osservo come non ho mai smesso di fare.
Quanto a me sono grato allo sport, all'adolescente off che non si piaceva e per sopportarsi di più ha deciso di andare un giorno in palestra... un giorno di questi... diciannove anni fa.
Non è un lieto fine, non è una favola con il suo bel vissero tutti felici e contenti.
Il mio modo di vivere e pensare e mangiare resta particolare e non è detto che sia in assoluto quello sano e giusto e perfetto.
Ma tengo gli occhi bene aperti, continuo a conoscere me stesso le mie possibilità e i limiti che di volta in volta sposto più in là.
Godo di tutto il bene degli sgarri, delle nuove cose che imparo, degli errori che commetto.
E se c'è una cosa soltanto che vorrei davvero rimanesse da questo mio lungo e temo dispersivo racconto, è l'invito ad ascoltare il nostro corpo che ci parla e parla sincero, per poi riuscire a parlare con chi ci ama e ci vuole aiutare.
Grazie.
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